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STABAT MATER

Trilogia sull’Identità – Capitolo II

STABAT MATER
Trilogia sull’Identità – Capitolo II

drammaturgia e regia Liv Ferracchiati
con (in o.a.) Liv Ferracchiati, Francesca Gatto, Chiara Leoncini, Livia Rossi

aiuto regia Piera Mungiguerra
scene Giuseppe Stellato
costumi Laura Dondi
luci Emiliano Austeri
suono spallarossa

produzione Centro Teatrale MaMiMò, Marche Teatro, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Pubblico consigliato:

Adulti

STABAT MATER, secondo capitolo della Trilogia sull’Identità della Compagnia The Baby Walk, viene ora presentato in una forma diversa, con un nuovo cast e un allestimento completamente rinnovato nella volontà di far rivivere un progetto che, in anni non sospetti, aveva trattato tematiche politicamente e socialmente centrali quali l’autodeterminazione e la libertà d’espressione identitaria.

La storia che viene raccontata è quella di uno scrittore trentenne alle prese col diventare adulto e il trovare una collocazione nel mondo. Una collocazione che viene cercata nella relazione con l’altro e nell’emancipazione dalla madre, figura fagocitante e, per lui, simbiotica.
La scrittura è lo strumento attraverso il quale performa sé stesso inventando nuove possibilità, artistiche ed esistenziali, creando cortocircuiti di convenzione.
Tra le sue parole, nel modo di veicolarle, e in quelle delle due donne chi si relazionano a lui vedremo franare molti degli stereotipi maschili più tossici.
Il lavoro è un invito a pensare noi stessi come autori della nostra “forma”, concependo i tasselli identitari che ci compongono non come una gabbia, ma come strumenti per comunicare con l’altro.

Crediti

Prima rappresentazione: Venezia, Biennale Teatro 2017. 45. Festival Internazionale del Teatro, 4 agosto 2017
Premio Hystrio Nuove Scritture di Scena 2017

Trailer

NUOVO ALLESTIMENTO 2025

Note di regia
Foto

"[..] Ciò che colpisce nella “Trilogia sull’identità” di Liv Ferracchiati è la scrittura ritmata, frammentata eppure incisiva, fatta di paratassi, pause e inversioni. Botta e risposta rapidi. Uno scambio tra i personaggi che diventa scavo, indagine maieutica, partitura psicanalitica. Frasi che s’interrompono in modo breve e secco. Accostamenti contrastanti – senza il culto idolatrico di musicalità e armonia – per perseguire semplicità e schiettezza. Sapidità intellettuale, senza fronzoli emozionali. Puntare all’essenza per ritrovarsi. Per costruire quello che Donald Winnicott chiamava il «Vero Sé», che consente di essere creativi e spontanei. Alla consapevolezza si giunge per sottrazione. In Ferracchiati la sottrazione inizia dal nome, Liv che sostituisce Livia, a scompaginare i cliché con cui ci illudiamo di inquadrare la realtà. È ciò che caratterizza anche il suo teatro. Mille domande, altrettante possibilità di risposta: dovrebbero definire un identikit, diventano ritratto disegnato sull’acqua, che si perde nel gioco delle dissolvenze.[…]"

Vincenzo Sardelli - KRAPP’S Last Post

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